CESPOM - Centro per lo Studio della Patologia Spontanea degli Organismi Marini

Lo Stretto di Messina

Lo Stretto di Messina, situato al centro del Mediterraneo, separa la Sicilia dalla penisola Italiana e costituisce il collegamento tra i bacini Ionico e Tirrenico. Dal punto di vista morfologico lo Stretto può essere paragonato ad un imbuto che rivolge verso Nord la parte più stretta, situata tra Capo Peloro e Torre Cavallo (dove presenta l’ampiezza di 1,7 miglia), mentre verso Sud si apre gradatamente (fino a raggiungere una larghezza di 7,5 miglia) tra Capo Scaletta e Punta Pellaro. In corrispondenza della congiungente Ganzirri-Punta Pezzo è presente una soglia la cui parte più elevata si trova a circa 80 metri dalla superficie. A partire da questa sezione il fondale degrada rapidamente fino a raggiungere circa 2000 metri nel tratto antistante Capo dell’Armi (Mar Ionio) e 500 metri nel Mar Tirreno.

Lo Stretto di Messina presenta caratteristiche di unicità che si manifestano principalmente nella ricchezza di vita delle sue acque. Tale condizione di unicità è correlata principalmente con le sue peculiari caratteristiche idrodinamiche. Nello Stretto di Messina, come già detto all’inizio, confluiscono i due mari Ionio e Tirreno, che presentano fasi opposte di marea, per cui al massimo livello nel Mar Ionio corrisponde il minimo nel Tirreno e viceversa. Per compensare la differenza di livello dei due bacini si genera un flusso d’acqua diretto per circa sei ore della giornata dallo Ionio verso il Tirreno (corrente “montante”) e poi per altre sei ore dal Tirreno verso lo Ionio (corrente “scendente”); entrambe le correnti determinano controcorrenti litorali, denominate refoli o bastardi. Inoltre persiste una corrente stazionaria, con direzione costante e intensità variabile fino ad un nodo, che va nel senso della scendente nello strato compreso tra 0 e 30 metri, mentre al di sotto di tale quota le acque fluiscono in senso inverso. Al termine di ciascuna fase di corrente segue un breve intervallo di stanca, cui subito succede un ribollimento delle acque lungo una fascia trasversale dello Stretto. Il fenomeno, detto “taglio”, è individuabile per il frangente che si genera e si sposta verso Sud, lungo l’asse delle Stretto, in entrambe le fasi di corrente. Successivamente le acque cominciano a scorrere con velocità crescente, raggiungendo il valore massimo (fino a oltre sei nodi in periodi di sigizie) dopo circa tre ore, secondo la nuova direzione assiale. Dal conflitto di queste acque si generano i famosi vortici di cui i vari classici greci e latini tramandarono un pauroso ricordo nella leggenda dei mostri di Scilla e Cariddi.

L’intensità delle correnti e la particolare conformazione delle coste e dei fondali dello Stretto di Messina determinano costanti fenomeni di upwelling, cioè rimonta di acque profonde ricche di nutrienti in superficie. In specifiche zone dello Stretto, dove i fenomeni di risalita sono più intensi, è addirittura possibile reperire organismi batifili, che di solito vivono a profondità comprese tra i 200 ed i900 metri, sospinti in superficie ancora in vita dall’azione delle correnti.







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